Lampard: "Mourinho mi ha motivato molto, ha aumentato la mia autostima". Joe Cole: "Ho sempre avuto un buon rapporto con lui, è stato brutalmente onesto"

Scritto da Leonardo Cocchi  | 

Jose Mourinho saluta i tifosi (photo Bertea)

Frank Lampard e Joe Cole, ex calciatori di José Mourinho ai tempi del Chelsea, hanno parlato del loro rapporto con il tecnico portoghese nella trasmissione "All to play for". Di seguito uno stralcio delle loro dichiarazioni: 

Lampard: «Non ricordo tante volte in cui mi ha detto dove mi sarei dovuto mettere nel dettaglio, è stato più importante dal punto di vista della mentaltià. Quello che ha fatto per me è stato mettermi in un sistema di gioco perfetto per le mie caratteristiche e per me ha funzionato. Ha messo Makelele dietro di me, dandomi così la possibilità di avanzare sul campo, mentre prima ero stato in un centrocampo in linea con Ranieri. Mi ha motivato molto, ha aumentato la mia autostima».

Interviene Joe Cole: «Eravamo sotto la doccia e un giorno è arrivato e ti ha detto che eri il centrocampista più forte del mondo».

Lampard: «Sì, me l'ha detto così sfacciatamente. Avevo 24 anni all'epoca, non mi sentivo così forte. Penso che lui lo pensasse veramente, vedeva le potenzialità in me. Bisogna trovare il modo migliore per motivare un calciatore. Dopo due giorni, giocammo contro il Celtic nella prima amichevole precampionato e fu il peggiore incubo possibile. Giocai 45 minuti e non riuscì a passare una palla, pensando a quanto detto da lui due giorni prima. Fu imbarazzante e lui non mi disse nulla dopo il match. Quindici anni dopo, ebbi una cena con lui e mi ricordò proprio quella gara dicendo che ero stato inutile quella sera. Gli risposi che era vero e che ero stato male all'epoca perché lui mi aveva dato tutta quella fiducia. Fu brillante».

Joe Cole: «Con me fu totalmente l'opposto invece. Ho sempre avuto un buon rapporto con lui, è stato brutalmente onesto. Nella prima stagione, segnai il gol vittoria contro il Liverpool, ero contento per come avevo giocato. La mattina dopo, mi martellò perché all'ultimo minuto non avevo seguito un avversario. Aveva due volti: quello buono e quelle meno buono. Era comunque il nostro tipo di rapporto. Durante un match, avevo la possibilità di segnare ma preferii servire Crespo con un passaggio no look. Crespo sbagliò il gol ma vincemmo comunque 2-0 la gara. Il giorno dopo, si avvicinò e mi disse: "Fottuto bastardo, con me non giocherai mai più". Non giocai la gara successiva e mi disse che non potevo fare così, che dovevo essere un killer».


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