Stadio Roma: depositati ricorsi al Tar

Scritto da Martina Stella  | 
Jose Mourinho (foto Bertea)

Ci si vedrà in tribunale: lo Stadio della Roma di Tor d Valle si avvia verso la sua conclusione annunciata. Sia la Eurnova di Luca Parnasi che la CPI Tor di Valle di Radovan Vitek hanno depositato due ricorsi al Tribunale amministrativo per chiedere l’annullamento della delibera con cui l’Assemblea capitolina, il 21 luglio scorso, aveva annullato il progetto Stadio a Tor di Valle.

DUE SCENARI: DA 67 A 265 MILIONI DI RISARCIMENTO DANNI
Due gli scenari possibili in caso di vittoria dei ricorrenti.
Il primo, il Tar sentenzia che la revoca è illegittima. In questo caso, Vitek chiede un risarcimento danni di 234 milioni di euro e Eurnova di 31, totale 265.
Seconda possibilità: il Tar dichiara legittima la revoca ma riconosce una indennità (che il Campidoglio non ha voluto riconoscere) obbligata dalla legge. Qui, Vitek chiede 47 milioni ed Eurnova 20, totale 67.

L’ITER DELLA REVOCA
La delibera in questione, la 75/2021, è quella con cui la Raggi, ha disposto la revoca del pubblico interesse alla costruzione dello Stadio della Roma a Tor di Valle.
A fine febbraio di quest’anno, la nuova proprietà della As Roma decide che il progetto di Tor di Valle non è più sostenibile e comunica al Campidoglio la volontà di fermarsi alla vigilia delle firme finali sui contratti (convenzione). Ne nasce una lunghissima querelle fra i tre soggetti - As Roma, Comune e Eurnova - con l’inserimento, poi, del quarto, la CPI d Vitek. Alla fine, le posizioni sono chiare: la Roma non vuole proseguire; Eurnova diffida il Comune dal revocare; il Comune revoca visto che non si può andare avanti. Vitek prova, senza successo, l’ultima mediazione.
Alla fine, a maggio, la Giunta vara la delibera di revoca che inizia il suo lungo iter (Municipio IX e Commissioni consiliari). Mentre la maggioranza Raggi se sgretolava sempre più velocemente, si arriva alla fine di luglio: i 5Stelle non riescono più a garantire il numero legale alle sedute, figurarsi a votare un provvedimento così “difficile”. Alla fine, arriva in soccorso il Pd che, con il suo capogruppo, apporta alcuni cambiamenti alla delibera, quelli a minimo sindacale, che passa, in seconda convocazione, con soli 17 voti favorevoli su 49 presenti. E fra i 17, uno è quello della Raggi e 3 - Pelonzi e Bugarini, Pd; Fassina, sinistra per Roma - sono delle opposizioni. E senza questi 3, la delibera non sarebbe proprio passata visto che il minimo erano 16 voti.

LE BASI DEI RICORSI
Eurnova e Vitek, però, oltre alle rimostranze già espresse nelle numerose lettere di marzo, aprile, maggio, giugno e luglio, basano i loro ricorsi su alcuni elementi. Fra questi, spicca la contestazione della legittimità della revoca perché sarebbe stato utilizzato lo strumento dell’autotutela al di fuori delle previsioni normative.
Inoltre, secondo i ricorrenti, la delibera è viziata da una serie di irregolarità nella formazione del parere obbligatorio ma non vincolante delle Commissioni Urbanistica e Sport.

LE REAZIONI
In Campidoglio non si può certo dire che i ricorsi non fossero attesi. Si sapeva: Eurnova e Vitek avevano a più riprese manifestato l’intenzione di ricorrere e chiedere un risarcimento. Ora inizia la fase di analisi puntuale dei ricorsi per stabilire una linea difensiva.
In casa As Roma, invece, non si rilasciano commenti ufficiali ma traspare serenità visto che, l’assenza della richiesta di una sospensiva cautelare della revoca, lascerà il tempo alla Giunta Gualtieri di impostare il lavoro per aprire il dossier del nuovo Stadio.

IL FUTURO
Ci sono tuttavia alcuni elementi che vanno comunque evidenziati. Come detto, a parte il problema economico, il Tar, qualora accogliesse i ricorsi, potrebbe pronunciarsi per l’illegittimità della revoca. In quel caso, Tor di Valle tornerebbe in vigore ma, ovviamente, il Comune potrebbe sempre approvare una nuova delibera di revoca tenendo conto dei rilievi del Tribunale.
Inoltre, indipendentemente dal riconoscimento della legittimità o meno della delibera, in caso di condanna al pagamento sia del risarcimento “maggiore” che di quello “minore” si aprirebbe il problema Corte dei Conti con sindaco Raggi, consiglieri favorevoli e funzionari che hanno predisposto il provvedimento che potrebbero essere chiamati a risarcire il Comune di tasca propria.
Resta, infine, da valutare, in caso di riconoscimento di un risarcimento, cosa il Campidoglio potrebbe fare nei confronti della As Roma: non va dimenticato, infatti, che nella delibera di revoca (pagina 17) è stato dato “mandato ai competenti Uffici capitolini, di concerto con l'Avvocatura Capitolina, di avviare i più opportuni procedimenti volti alla valutazione e quantificazione di ogni eventuale pregiudizio in danno dell'Amministrazione capitolina determinato dal mutamento della situazione di fatto, non prevedibile al momento dell'adozione dei provvedimenti di Dichiarazione dell'Interesse Pubblico e al conseguente avvio delle eventuali azioni risarcitorie a favore di Roma Capitale determinate dall'interruzione delle trattative volte all'approvazione e alla stipula della prevista Convenzione Urbanistica”.


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